lunedì 18 maggio 2009

Riflessioni della domenica!

Ieri, domenica, mi trovavo a passare dal centro della mia città e mi sono accorta di quante persone siano cafone e maleducate.
Sul marciapiede, una mamma con il passeggino non riusciva a passare perché c’era un Suv che invadeva tutto il posto; la pista ciclabile è stata utilizzata per la sosta selvaggia e molti automobilisti hanno parcheggiato nel posto riservato ai disabili grazie a un tagliandino che non hanno la dignità di lasciare a casa quando l’invalido di turno non c’è, al posto del passeggero. Ho notato adulti, subito imitati dai loro bambini, che gettavano l’involucro del gelato a terra perché non avevano voglia di raggiungere il cestino più vicino. Riflettendo su tutto ciò mi viene una considerazione e cioè che ci siamo abituati al brutto, rassegnati alla trascuratezza, indifferenti all’orrore del cemento che ha sfregiato la nostra città; ci riteniamo“astuti” perché nascondiamo un’antenna abusiva in un albero nel ridicolo tentativo di mascherala; siamo amanti degli animali perché portiamo il cane a passeggio senza il kit per raccogliere escrementi, perché tanto i vigili non ci multano.
Cito a questo proposito una frase molto bella di S.ta Maddalena di Canossa

“…dall’educazione dipende, generalmente, la condotta di una vita”

Susanna
Una sana e buona Educazione alla cittadinanza deve essere proposta fin da piccoli. I bambini, a scuola, non badano al colore della pelle o alla religione che praticano i loro compagni: vogliono solo dei buoni e sinceri amici. Rendere obbligatoria l'approfondimentodi questa disciplina, fa sì che i ragazzi, una volta adulti, sappiano valorizzare le diversità e cooperino per rendere il mondo migliore.

Bambini a lezione di legalità da Maria Falcone e Pietro Grasso

Inizia domani, lunedì 18 la "Settimana della legalità", per promuovere nella scuola la cultura della giustizia. All'iniziativa, organizzata dall'Istituto Comprensivo “ Falcone e Borsellino” di Roma con il patrocinio il Municipio Roma 3, parteciperà la Prof.ssa Maria Falcone, sorella del Giudice , che donerà alla scuola l’albero della legalità per ricordare a tutti la responsabilità di una corretta educazione ai valori della giustizia e del rispetto delle leggi. Saranno presenti , rappresentanti dell’associazione “libera”, del mondo della scuola delle istituzioni locali provinciali e regionali. Il fitto calendario di appuntamenti prevede, una marcia della legalità il 18 maggio con la presentazione dei lavori realizzati dagli alunni e l’incontro con alcuni testimoni; un incontro dibattito sul tema dell’educazione alla legalità, moderato da Giovanni Floris e con la presenza del giudice Pietro Grasso, previsto per il 21 maggio, presso il cinema teatro delle Province, Scuole aperte il 19, 20 e 22 maggio , culminerà sabato 23 con la partecipazione di alcuni studenti alla cerimonia per l'anniversario della morte del giudice Falcone, che prevede un incontro nell'aula bunker di Palermo e un corteo organizzato dalla Fondazione Falcone, che si snoderà lungo le vie del capoluogo.
L’evento rappresenta il momento finale dei percorsi educativi e didattici realizzati all’interno del curricolo di scuola ed è finalizzato alla promozione e alla diffusione della cultura della legalità e all’acquisizione dei diritti di cittadinanza , del rispetto delle culture “altre” e della dignità della persona umana.

sabato 16 maggio 2009

Sugli extracomunitari circolano tanti luoghi comuni e tanti pregiudizi, ma difficilmente si ha un'idea precisa di come vivono, di come lavorano e di cosa pensano di noi.
Non riusciamo ad aver memoria di quello che siamo stati noi neppure un secolo fa.
Ecco perchè il Convegno di Verona dovrebbe far luce "educativa" sull'argomento.
Susanna

«L'integrazione è l'arma per sconfiggere la paura»MULTICULTURA. Nel convegno dell'università si è fatto il punto sulla situazione scolastica e le prospettive educative.
Pontara: «L'immigrazione non sia causa di disagio ma di arricchimento» Melegari: «Gli stranieri con difficoltà a inserirsi sono il 10-15 per cento»
16/05/2009

Oltre il settanta per cento di immigrati è integrato
Situazione scolastica veneta: 15 mila studenti stranieri, pochi spazi per riflettere sull'attività educativo-didattica, poca partecipazione da parte degli studenti. Storie di solidarietà e altre di pregiudizio.Verona è l'ottava città italiana per numero di alunni non italiani iscritti che raggiungono il 10,85 per cento del totale. Obiettivo: migliorare l'inserimento dei bambini extracomunitari a scuola. In tutte le scuole. Insegnanti di sostegno, attività di accoglienza, orientamento, contatto diretto con la prefettura e l'ufficio ricongiungimento, corsi di alfabetizzazione. La parola d'ordine resta integrazione. È quanto è emerso ieri nella prima giornata del convegno internazionale «Educazione interculturale alla cittadinanza» organizzato dal Centro studi interculturali del dipartimento di Scienze dell'educazione dell'università di Verona.«Il problema dell'immigrazione non può essere risolto con un'ignominia giuridica: il reato di clandestinità non può diventare legge», dice in sede di saluti Giulio Schinaia, Procuratore della Repubblica di Verona. Mentre il decreto sicurezza ha superato, tra le proteste durissime dell'opposizione, lo scoglio più difficile, quello di Montecitorio, le voci di dissenso ingrossano.«L'università è la sede giusta per trattare questo tema di bruciante attualità», prosegue Schinaia, «l'integrazione è un fatto culturale. Da cittadino dico che se dovesse diventare legge il reato di clandestinità, anch'io sarei figlio di un delinquente e come me tutti i figli dei migranti». C'è, dunque, tutto un sistema da ripensare. A partire dalla scuola, una realtà che cambia velocemente colore. Su 131mila studenti delle scuole inferiori, 15mila e 500 sono cittadini non italiani e sono 35 gli istituti che hanno oltre il 20 per cento di studenti stranieri. Tra questi 47 scuole d'infanzia, 16 primarie, 14 secondarie: «L'impegno che abbiamo davanti è gravoso», dice Giovanni Pontara, dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Verona. Il direttore del Centro studi interculturali, Agostino Portera, aggiunge: «È fondamentale investire nella formazione degli insegnanti. In una società complessa e multiculturale, l'alterità, l'emigrazione, non devono essere percepite come cause di disagio ma diventare un'opportunità di arricchimento e di crescita personale e collettiva».Siedono tra i banchi delle scuole veronesi 2.975 alunni rumeni, 2.850 studenti provenienti dal Marocco e a seguire i ragazzi provenienti da Albania, Serbia e Cina. «Piaccia o non piaccia è una realtà», commenta il direttore del Cestim, Centro studi sull'immigrazione, Carlo Melegari.«Si può stimare», aggiunge, «un 10-15 per cento circa di immigrati con forti difficoltà ad uscire da una situazione marginale, mentre il 30-40 per cento si trova nelle prime fasi di integrazione. I rimanenti sono già almeno in parte integrati». I cittadini stranieri residenti a Verona e provincia sono più di 3milioni, il 5,8 per cento della popolazione totale, nel 2008 l'1,37 per cento in più rispetto al 2007. «Sottovalutando i segnali di pericolo che minano la nostra democrazia e non rispettano i valori della Costituzione si andrà verso una società sempre più illiberale e sempre meno aperta all'accettazione dell'altro».

Silvia Bernardi

venerdì 15 maggio 2009

Ecco un buon articolo di Daniele Biella dal titolo:

Gli immigrati in classe? Tanti, ma non troppi
12 maggio 2009

Gli studenti di origine straniera ormai sono il 6,4% del totale. Ma in classe superano il 30% delle presenze solo in 1.242 istituti su 57mila
Sempre di più, ma sempre più “italiani”. La fotografia degli alunni con cittadinanza non italiana presenti nelle nostre scuole parla chiaro: nell’anno scolastico 2007/2008 gli studenti stranieri erano 574.133, ovvero il 6,4% del totale. Rispetto all’anno precedente, quando erano 501.445 (il 5,6%), l’incremento percentuale è stato del 14,5%, aumento notevole però più contenuto rispetto al +18,1% del 2006/2007. La maggior parte di loro proviene dalla Romania (16,1%), dall’Albania (14,8%) e dal Marocco (13,3%), e la regione con più presenze è l’Emilia Romagna (11,8%), la provincia è quella di Mantova (15,4%), il comune è Prato (15,2%), che per la prima volta scavalca Milano. Gli alunni rom sono 12. 342, appena lo 0,14% degli iscritti. Sono questi alcuni dei dati principali del nuovo ed esaustivo Rapporto del ministero dell'Istruzione “Alunni con cittadinanza non italiana” presentato questa mattina ad Abano Terme in occasione del seminario per presidi “Dirigere le scuole in contesti multiculturali”. Ma ecco le novità: a fianco dei dati generali, la pubblicazione ministeriale rivela, per la prima volta in assoluto, due dati destinati a ridisegnare la nostra percezione dello studente di origine straniera in Italia: il primo è quello della percentuale degli alunni con cittadinanza non italiana ma nati nel nostro paese, ovvero le seconde generazioni o G2. Che sono più di un terzo del totale, raggiungendo il 34,7%. Il secondo dato è il numero di scuole statali e non statali che raggiungono l’incidenza del 30%, ritenuta dal ministero il “livello critico” oltre il quale il rendimento scolastico generale può risentire delle difficoltà di inserimento degli alunni senza cittadinanza italiana (e oggetto di aspre polemiche generate dalla proposta della Lega nord di istituire “classi ponte” per soli studenti stranieri). Ebbene, tale soglia è raggiunta in 1.242 scuole su 57.177, lo 0,2% del totale. Ma è unendo i due dati appena descritti che si ottiene un risultato a dir poco clamoroso. È lo stesso Rapporto a descriverlo, a pagina 71: «sono soltanto 121 su 1.242 (il 10%) le scuole che conseguono l’incidenza critica con alunni stranieri non nati in Italia. Per contro, il 90% del totale deve tale incidenza ad alunni di seconda generazione». Tradotto, sono 121 su 57.177 le scuole dove gli studenti con cittadinanza non italiana sono almeno tre su dieci totali: lo 0,002%, una scuola ogni 473.La tabella 44 (il rapporto si può scaricare qui a lato) elenca la distribuzione geografica delle scuole “oltre il limite”. Interessante è il confronto tra il dato che comprende le seconde generazioni e quello relativo solo agli alunni senza cittadinanza e non nati Italia (spesso di recente immigrazione): in entrambi è in testa la Lombardia, che però passa da 328 scuole considerando le G2, a 49, escludendole. In molte altre regioni la discrepanza è ancora più accentuata: in Emilia Romagna, che passa da 167 a sole 16 scuole oltre la soglia del 30%; in Piemonte, da 134 a 5, e in Veneto, da 130 a soltanto 2 istituti. Singolari, all’opposto, sono le situazioni in Trentino Alto Adige (da 29 a 18) e in Campania (da 14 a 4).A conti fatti, le classi “troppo” multietniche ci sono, ma il Rapporto ne ridimensiona di molto i numeri. Dando alle G2 il ruolo che meritano (ancora prima della legislazione, che ritarda nel sancire i loro diritti): «Le seconde generazioni hanno in comune con i ragazzi italiani la stessa scolarizzazione, parlano quasi sempre la nostra lingua, hanno gusti e interessi uguali o simili a quelli dei loro coetanei italiani», recita infatti l’introduzione della pubblicazione ministeriale, «in genere non presentano criticità scolastiche diverse dagli studenti italiani. Li rende diversi la pelle, la religione, l’origine».
Mi piace pensare che la mia città sia una città dell'accoglienza, mi piace pensare che accogliere lo straniero sia motivo di crescita individuale, morale e sociale.
In questi ultimi dieci anni, nella mia scuola sono passati molti ragazzi e ragazze stranieri le cui storie di vita mi hanno fatto piangere e sorridere; ho imparato a conoscere e condividere con essi le speranze e le attese.



Verona città multiculturale: i cittadini stranieri sono il 9,6% della popolazione
11/05/2009

Bimbi di varie nazionalità a scuola
Verona sempre più città multiculturale: i dati della fondazione Caritas - Migrantes parlano di circa 86mila cittadini stranieri presenti in città e provincia, pari al 9,6% della popolazione, ma secondo statistiche più recenti, nel 2008 in Veneto i cittadini di origine straniera hanno raggiunto l'8,4% della popolazione, per un totale di 403.985 su 4.832.340 cittadini veneti, quando in Italia gli immigrati (secondo i dati Istat del 2008) rappresentano il 5,8% della popolazione (3.432.651). Alla luce di questi numeri e per fare una «riflessione sulle strategie di inserimento per favorire l'integrazione dei nuovi cittadini», venerdì e sabato l'Università degli Studi di Verona ospiterà il convegno internazionale «Educazione interculturale alla cittadinanza» promosso dal Centro studi interculturali dell'ateneo. Venerdì alle 10 saranno presentati anche i risultati del progetto di ricerca «Educare alla cittadinanza nel pluralismo culturale», un lavoro frutto della collaborazione tra l'Università di Verona, la Cattolica di Milano, l`ateneo di Sassari e la rete delle scuole «Senza Zaino» dell'agenzia «Scuole Toscana». Agostino Portera, direttore del Centro studi interculturali e docente di Pedagogia nell'ateneo scaligero, sottolinea come «l'alterità, l'emigrazione, la vita in una società complessa e multiculturale smettono di essere percepite come cause di disagio e diventano opportunità di arricchimento e di crescita personale e collettiva». I lavori avranno inizio alle 10 di venerdì nell`aula T5 del Polo Zanotto. Da segnalare la tavola rotonda «Educazione alla cittadinanza in prospettiva interdisciplinare» in programma per le 18 di venerdì nell'aula 2.3 del Polo Zanotto, dove interverranno, tra gli altri, Bettina Campedelli, prorettore dell`Università di Verona e l'europarlamentare Donata Gottardi.

Intervista al Prof. Portera sul tema dell'immigrazione, argomento del Convegno di Verona sulla Multiculturalità.

giovedì 14 maggio 2009

Già meglio!!! Meno male che qualcuno pensa anche a educare ai valori.

Marrazzo all'inaugurazione del convegno "Educare alla Speranza oggi"
07/05/09 - La sfida dell'educazione nella costruzione della persona umana e l'impegno delle istituzioni pubbliche, delle università romane e del mondo cattolico per una crescita attenta ai valori comuni della cittadinanza e della solidarietà."Una delle sfide che oggi dobbiamo affrontare e' quella di costruire un patrimonio comune di valori e principi contro la disgregazione sociale, una sorta di cassaforte dove costruire gelosamente le nostre realta". Così nell'aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense a Roma, alla presenza del Cardinal Vicario Agostino Vallini, il presidente Marrazzo ha inaugurato il convegno "Educare alla Speranza Oggi", organizzato dall'Ufficio per la Pastorale universitaria del Vicariato di Roma, in collaborazione con il coordinamento regionale delle Università del Lazio e la Conferenza dei rettori delle Università Pontificie di Roma. All'apertura del convegno, che ha come sottotitolo "sfide educative e itinerari pedagogici per uno sviluppo integrale della persona" il presidente Marrazzo ha ricordato che ''Abbiamo il dovere di trovare nelle nostre università la risposta più alta e adeguate alle forme di integralismo. La priorità e' ripartire dai luoghi di cultura per riaffermare che la formazione rappresenta una sorta di vaccino contro quella malattia purtroppo molto diffusa tra igiovani che e' la sfiducia nel futuro''.L'inaugurazione del convegno ha visto inoltre la firma della convenzione tra il Coordinamento regionale delle Università del Lazio e la Conferenza dei rettori delle Università pontificie romane.